Il nipote di Eichstätt

 

Da circa due anni scelgo la Germania, in particolare la Baviera, come meta delle mie vacanze estive. Si tratta di un posto che veramente merita, a partire dai paesaggi incantevoli che trasmettono una fantastica sensazione di serenità, senza tuttavia tralasciare l’aspetto del cibo, indubbiamente particolare e molto diverso dal nostro che comunque io adoro. Se penso all’Eiersalat (insalata di uova) e al Kartoffel Snack, una sorta di purè liofilizzato con verdure pronto in soli due minuti, non vedo l’ora che torni il mese di agosto per farne scorta alla Lidl locale.

L’estate scorsa, però, mi sono detta che, forse, nella mia vacanza, poteva rientrare anche il tennistavolo. Sapendo che la Germania è tra i paesi europei che hanno il più alto numero di tesserati, ho pensato, prima di partire, di fare una ricerca su Internet per verificare se nella città dove mi sarei fermata circa tre settimane, Eichstatt, ci fosse un club disposto ad ospitare me e mio marito, con l’immancabile azione di disturbo di mio figlio Michele, per qualche pomeriggio di sano divertimento pongistico.La ricerca ha dato i suoi frutti, ma solo dopo circa un paio d’ore passate a cercare di decifrare l’ostica lingua germanica. Infatti, pur avendo un diploma di liceo linguistico, conseguito nell’ormai lontano 1993 ed accantonato per i successivi anni di studi universitari, la mia conoscenza del tedesco si è ridotta ai minimi termini ( non mi aiuta nemmeno l’amicizia con Manfred della Joola essendo quest’ultimo bilingue). Un esempio: quando ho telefonato alla padrona di casa, presso la quale avremmo alloggiato, per confermare, in un tedesco molto stentato, il periodo prescelto, la signora mi ha risposto “Prima”, al che, un po’ imbarazzata ho tentato di spiegare che prima non avevamo le ferie. Siccome lei insisteva “Prima, prima!”, a quel punto costernata ho detto che mi dispiaceva ma non ero riuscita a telefonare prima. L’equivoco è stato risolto da una folgorazione derivante da una mia improvvisa quanto tempestiva reminiscenza scolastica: “Prima”, in tedesco, significa “Fantastico”. Questo per puntualizzare la situazione. Dopo queste tragicomiche peripezie, sono riuscita ad identificare un club che poteva corrispondere alle mie esigenze. E’ da premettere che, nonostante il sito mostrasse le fotografie sia della palestra che degli abituali frequentatori, era ovviamente impossibile stabilirne il livello. Poteva trattarsi di semplici amatori desiderosi solo di un po’ di movimento o di un’occasione per socializzare, o, ipotesi anche più suggestiva, di semi-professionisti. Così, in busta chiusa, ho inviato una mail al responsabile del Tischtennis locale, il gentilissimo Alexander Beer, il quale mi ha detto che non vedeva l’ora di incontrarci per giocare insieme. Naturalmente non ce lo siamo fatti ripetere due volte ed una volta in Germania, ci siamo presentati direttamente sotto casa sua. Suonato il citofono, è sceso un ragazzo circa sulla trentina completamente vestito Donic, il che mi ha fatto subito pensare che il tennistavolo nella sua vita rappresentasse una parte piuttosto importante. E’vero che l’abito non fa il monaco, ma il pongista, e parlo per esperienza personale, sì!

Fatte le dovute presentazioni – ancora dobbiamo stabilire come siamo riusciti a capirci – abbiamo preso appuntamento per il giorno successivo in palestra, ubicata presso una struttura della polizia: bellissima, anche se un po’ inquietante con tutti quei cancelli! Alexander si è subito scusato per il fatto che, essendo agosto, non ci fossero altri giocatori disponibili, ma che comunque, per essere almeno in numero pari, aveva portato suo nipote. Il nipote in questione, un ragazzo di circa diciotto anni con i capelli scuri molto più lunghi dei miei, e per questo subito terribilmente invidiato, indossava la divisa della squadra di tennistavolo di Eichstatt, peraltro molto bella ed aveva l’aria di chi col pingpong ci sa fare parecchio. In effetti, quando l’abbiamo visto scaldarsi con lo zio, senza tuttavia farcene accorgere, abbiamo incominciato un po’a preoccuparci: i controtop si sprecavano, inoltre, il nipote in questione, oltre ad avere uno scambio piuttosto notevole, tirava delle schiacciate molto forti. Non parliamo poi di Alexander che, si vedeva chiaramente, era ad un livello nettamente superiore. Finito il riscaldamento, abbiamo deciso di fare una Davis, o Courbillon, come mi correggerebbe il guru Peterlini, Italia- Germania e qui abbiamo avuto anche delle sorprese. Non da Alexander, il quale ci ha liquidati con un 3-1, 3-1, pur avendo noi risposto abbastanza bene al suo gioco, ma credo che il suo livello potesse essere equiparato a quello di un bravo giocatore di C1 italiano. Mio marito se l’è indubbiamente cavata molto meglio, per quanto il risultato non gli renda pienamente giustizia, mentre per la sottoscritta è stata una sfida poco meno che improponibile. La sorpresa è stato il nipote, il quale si è trovato subito molto in difficoltà contro le nostre gommacce e non è stato in grado di replicare i colpi che l’avevamo visto fare in riscaldamento. Probabilmente non era abituato a puntini ed antitop e nei singoli non ci ha creato grossi problemi ed è stato anche grazie a qualche suo errore di troppo che siamo riusciti a spuntarla nel doppio, gara nella quale io sono solitamente negata, avendo, come dice mio babbo, l’agilità di un gatto di piombo. Comunque ci siamo molto divertiti e ancora adesso, quando ci sentiamo tramite mail, li ringraziamo per quel bel pomeriggio che speriamo presto di poter replicare. Ultimamente Alexander mi ha anche detto di aver cominciato a studiare l’italiano ed io confido sul fatto che risulterà migliore del mio tedesco, che comunque io continuo a cercare di migliorare, perché, non dimentichiamolo: il mitico Fejer-Konnerth è tedesco!

 

                                                                                             Billy Polly