Pingpong: lo sport nel quale tutti sanno…..e consigliano!

 

Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. Ho sempre apprezzato questa magnifica definizione, enunciata da Gastone Moschin nel film “Amici miei”, trovandola anche molto appropriata, ma ho iniziato a considerarla con ancora maggior favore quando mi sono resa conto di come si adattava perfettamente al tennistavolo. Ma quale sport richiede allo stesso modo queste quattro caratteristiche? Pensate alla fantasia: niente di più difficile che contrastare un avversario fantasioso e quindi imprevedibile. Un giocatore istrionico che usa le proprie tecniche e tattiche con creatività ha più di una freccia al suo arco. O ancora l’intuizione: prevedere il proprio antagonista ed anticiparne le mosse. Il colpo d’occhio, indispensabile per capire i vari effetti dei tiri e ultima, ma non ultima la velocità di esecuzione: ogni scambio si conclude nel giro di qualche secondo ed è chiaro che le decisioni vanno prese all’istante. Ma proviamo a fare una riflessione, accostando questa definizione ad una celebre battuta delle Formiche “ L’umanità è divisa in due grandi categorie di persone: i geni e coloro che dicono di esserlo: io sono un genio”. Come la prima definizione si adatta perfettamente al tennistavolo, credo che la seconda sia un fantastico corollario per gli spettatori. Penso che ci abbiano fatto caso più o meno tutti i frequentatori dell’ambiente: quelli che guardano si sentono veramente dei reali geni. Non solo sanno sempre come dovrebbe essere affrontata una partita, ma spesso sono prodighi di consigli che non hanno nessuna remora nel dare e anzi sono costernati quando il giocatore non li mette in pratica, e, diciamo la verità , un conto è sentire il consiglio di un coach, un altro è quello di un semplice osservatore che, anche se in buona fede, difficilmente riesce a rendersi conto delle potenzialità e delle possibilità reali di chi sta giocando. Le tecniche di gioco non hanno alcun mistero per questi allenatori improvvisati e anzi, spesso li senti avventurarsi in curiose spiegazioni, non troppo convincenti e con diverse punte di astrusità che, però, quanto meno per quieto vivere, si è spesso disposti ad ascoltare.

In cinque anni ho giocato un discreto numero di partite di tennistavolo e ormai non riesco più a contare le volte in cui mi sono dovuta difendere da veri e propri fuochi incrociati. Per carità, intendiamoci, a volte, dei provvidenziali consigli, mi hanno letteralmente salvato da disfatte annunciate e, anche se sul momento assomigliavano all’uovo di Colombo, la loro resa è stata fantastica, ma altre….Mi sono sentita proporre e consigliare di tutto. Uno dei più frequenti, che tuttora continua ad essere piuttosto gettonato è “Tira solo la palla buona” oppure “ Buttala di là e non sbagliare”. Premessa l’impossibilità di confutare queste idee così brillanti, vale la pena di riflettere: ma veramente questi pensano che io sbagli apposta? Magari non viene in mente subito, ma, subdoli in agguato, esistono sempre gli errori ed è chiaro che se sapessi sempre come buttare la palla di là senza sbagliare, a quest’ora sarei già seconda categoria. Un altro che mi piace, ed è giustissimo, ma che purtroppo non riesco mai ad interpretare è: “Avvicinati piano alla palla”. Ed io mi avvicino piano, anzi pianissimo! Il problema è che poi non sono in grado di scindere la preparazione dal colpo e finisco per colpire altrettanto piano. Il più delle volte tornano delle bordate che lasciano il classico buco sul tavolo. E quando va bene! La settimana scorsa, la sciabolata in questione si è infranta direttamente sul mio braccio sinistro. Ho conquistato il punto, ma il livido è ancora lì. Un altro stupendo è “ Stai dura!”. Questo è un consiglio che potrebbe essere definito globale, presente a tutte le latitudini a prescindere da categorie o da tornei maschili e femminili. Codesta perla di saggezza riecheggia per tutte le palestre italiane. All’inizio non avevo capito nemmeno il significato e pensavo volesse dire irrigidirsi. Ho cominciato a comprendere che la cosa doveva essere un po’ diversa quando ho constatato che l’effetto “manico di scopa” non dava in realtà risultati apprezzabili. I muri del tennistavolo di Senigallia mi ricordano quelli rievocati da Francesco Baccini in Genova Blues – se sapessero parlare, anche le strade potrebbero arrossire- in questo caso più che arrossire, penso che si potrebbe seriamente prendere in considerazione di andarsi a nascondere. Però, il suggerimento più bello che ho sentito è stato “ Cambia faccia”, riferito ovviamente al servire col puntino anziché con la solita gomma liscia. Peccato che la sottoscritta, invece di considerare la remota possibilità di un servizio mascherato, l’abbia invece interpretato come un’idea di rilassamento e diciamo che l’aver poi battuto pur con un sorriso a trentadue denti non è stato esattamente quello che si aspettava la mia panchina.

Comunque, a parte tutto, bisogna riconoscere che il nostro, come lo sono il calcio stesso e molti altri sport, un’attività che si presta ad essere consigliata, anche perché guardando non sempre si intuisce la difficoltà, ma a volte può essere quasi una nota di merito. Pensiamo al curling, che ho avuto modo di ammirare alle recenti Olimpiadi invernali di Torino. Vedere una platea di persone che osserva in religioso silenzio una specie di pentola a pressione che corre inseguita da due individui armati di spazzolone mi ha fatto riflettere. Ma che cosa si potrebbe mai consigliare! E allora, dal canto nostro, osserviamo, meditiamo e, se è il caso, facciamoci invidiare!

 

+                                                                                                            BILLY POLLY