Vestiti e…..desnudi 

   Quando ho incominciato a giocare a tennistavolo la mia priorità era leggermente diversa da quella che poteva sembrare la pretesa ragionevole della maggior parte dei giocatori. Entrare in classifica o raggiungere un buon livello di gioco erano gli obiettivi più gettonati, mentre io, in cuor mio, ne avevo un altro anche più ambizioso: avere una foto pubblicata sulla Rivista del Tennistavolo. Tuttavia, essendo una persona realista, pur soggetta ad improvvisi lanci di entusiasmo ed attacchi di presunzione, avevo capito fin dall’inizio che ottenerla per meriti sportivi sarebbe stato piuttosto difficoltoso. Così, ho deciso di sfogliare la rivista e cercare di capire se il medesimo risultato poteva essere ottenuto per vie traverse.

Il caso ha voluto che mi capitasse sotto gli occhi una panoramica dei partecipanti ad un torneo nazionale di Terni, conclusosi qualche settimana prima. Niente di speciale, una semplice inquadratura generale, atta a testimoniare la numerosa affluenza dei partecipanti all’evento, che però ha suscitato in me un interessante considerazione: se in mezzo alla folla spicca un particolare degno di nota, chi sceglie l’inquadratura non può certamente esimersi dall’immortalarlo! Quindi, il seguente corollario: se indosso qualcosa di stravagante, sicuramente finisco sulla rivista. Il mio cervello, alimentato da una scarica di adrenalina esibizionistica, si è subito messo in moto.

Scartata l’idea del body, per il quale si era già vittoriosamente prodigata Sabrina Moretti, rimanevano poche altre alternative. La prima da me esaminata è stata il gonnellino: si tenga presente che sto parlando di circa tre anni fa, quando una nota ditta decise di rimettere in produzione questo capo d’abbigliamento, ingiustamente ritenuto per anni demodé. Una volta ottenuto il gonnellino, ho però creduto che fosse necessario qualcosa per farlo risaltare e la mia scelta è ricaduta su una splendida maglia gialla e rossa. Essendo il gonnellino a sua volta rosso ed insieme all’immancabile foulard coordinato, l’insieme assomigliava ad un catarifrangente umano, ma, tutto sommato utile per il mio fine. In questo modo, mi sono orgogliosamente presentata ad un torneo nazionale, senza fare i conti con l’arbitro, il quale, ben poco colpito dal mio magnifico vestiario, mi ha fatto notare che essendo le palline arancioni non era ammissibile. Risultato: cambio immediato della maglia con una decisamente più ordinaria e fine dell’effetto neon. Ad un torneo successivo ho invece pensato di rievocare i mitici Rockets, il gruppo musicale famoso negli anni 80, i quali solevano esibirsi vestiti d’argento con il viso tinto dello stesso colore.

Tralasciando il trucco, che avrebbe potuto spaventare, mi sono limitata alla maglia e al foulard argento. Il risultato non era neanche male, certo non devono aver pensato la stessa cosa i poliziotti di San Marino – sede del torneo - che la mattina stessa mi hanno fermato per eccesso di velocità in prossimità della dogana. Dalle loro espressioni perplesse ho dedotto che gli era sembrato piuttosto insolito, di domenica mattina, trovarsi di fronte ad una ragazza che sembrava appena giunta dallo spazio siderale. Anzi, quando ho affermato di essere diretta ad una competizione di tennistavolo, hanno preferito glissare e non approfondire, magari pensando che stessi cercando di nascondere una nottata passata in discoteca conclusasi ad ore un po’ troppo piccole. E come dimenticare il mio mitico completino francese, indossato in occasione della vittoria del torneo di quarta a Brescia nel Settembre 2004, nonché la foto con Patrick Chila, poi pubblicata su Tennis de Table nel novembre dello stesso anno (controllate pure, gente di poca fede! ). Per averlo, dopo averne intravista una pubblicità sulla rivista francese, l’ho cercato su Internet e sono riuscita ad ordinarlo al negozio ufficiale della federazione francese, la mitica Boutique du Ping, che ha fatto in modo di mandarmelo nel più breve tempo possibile onde evitare le mie continue e-mail, dove continuavo a magnificare l’abito in questione.

Per la cronaca, mentre mi prodigavo in tutti questi tentativi di stupire, è sparita la Rivista del Tennistavolo, sostituita poi da quella on-line sulla quale sono poi riuscita ad avere diverse immagini anche con noti campioni ( non ci sono molte donne ritratte in braccio a Zoran Kalinic ! ), ma mi stavo così divertendo che sono andata avanti nel ricercare sempre cose più difficili da reperire.

La maglia di Umberto Giardina ( un ragazzo del Tennistavolo Torino, Domenico, commentò:” Strano, io Giardina me lo ricordavo diverso! “ ….e meno male, se Umberto giocasse come me, se la sognerebbe la serie A) ed il completino di Nikoleta Stefanova sono stati solo l’inizio di un’escalation.

L’amico Alessio Tulli e la sua fidanzata Fabiola, attualmente residenti in quel di Shangai, sono riusciti, con pazienza certosina, a scovarmi una maglia che, da mesi, cercavo in Italia senza ottenere risultati apprezzabili. Inutile dire che avevo anche tentato di chiedergli la maglia della Nazionale cinese, vista addosso al fratello di Alessio, Fabio, in occasione di un torneo, ma pare che al momento non ci siano possibilità. L’obiettivo è solo rimandato.

Stefano e Federico Guerrini, del Tennistavolo Ripalta Cremasca, mi hanno invece fatto avere la bellissima maglia della loro società. A questo punto credo anche di essermi procurata la fama di collezionista di t-shirts, il che potrebbe anche essere un’idea.                                              

Ma in realtà, il vero colpo da maestro è stato un altro, per il quale devo ringraziare Luca De Luca di Milano. L’anno scorso, durante lo stage a Zone, il coach Maurizio Gatti, allenatore della Nazionale femminile, una mattina aveva imprudentemente indossato una meravigliosa maglia a fiori che aveva subito colpito il mio istinto di cacciatrice di maglie. Vi lascio immaginare il mio dispiacere quando ho saputo che il capo in questione era fuori produzione da circa dieci anni. De Luca, venuto a conoscenza di questo mio desiderio ha deciso di regalarmela in occasione di una sua visita a Senigallia. A dire la verità, un po’ mi dispiaceva portargliela via, anche perché ce l’aveva addosso,

 ma il mitico non si è minimamente scomposto e, cambiatosi all’istante, me l’ha lanciata. Fino a quel momento avevo visto farlo solo ai calciatori allo stadio, ma in questo caso ho apprezzato il gesto molto di più.

Non so che cosa mi inventerò prossimamente, anche se per diversi tornei credo di essere a posto. Accetto eventuali suggerimenti, ma non è escluso che decida anche di dilettarmi in un’altra attività: osservare gli altri giocatori e vedere se sono contagiati dalla mia stessa passione. Uno sguardo in giro mi ha fatto capire che non sono l’unica narcisa, ma sono in ottima compagnia sia femminile che maschile. Perché no…..guardando si impara!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sexy Biba Golic

in un completino tutto pepe !!!