Articolo di Ilaria "Billy" Pullè Melucci

Pingpong e tennistavolo: così simili e così diversi

Circa verso la metà degli anni ottanta ( mi sembra di rammentare che il periodo fosse quello, ma il mio ricordo potrebbe essere tratto in inganno dalle eventuali repliche ), sulle allora reti Fininvest, riscuoteva grande successo una trasmissione chiamata “ L’ Araba Fenice “. Si trattava di uno spettacolo che artisticamente si collocava nel genere comico, un po’ a metà strada tra “ Indietro Tutta “ e l’ attuale “ Bulldozer “. I protagonisti erano dei personaggi di rilievo del genere; c’erano Susy Blady e Patrizio Roversi, David Riondino, i fratelli Guzzanti, il/la celeberrimo/a Eva Robin’s, nonché i Gemelli Ruggeri. Non so in quanti se lo ricordino, ma proprio quest’ ultima coppia inscenava una parodia piuttosto divertente sulla vita all’ interno di una fantomatica Repubblica dell’ Est: Croda ( a questo proposito, segnalo che esiste anche la Guida a Croda, dei medesimi autori, edita da Stampa alternativa ). La vita a Croda si svolgeva nel modo più triste che un occidentale potesse immaginare entro i confini della terra sovietica: file interminabili davanti ai negozi, massima trasgressione consistente in un caffè d’ orzo o in una balera con tanto di musica shake – in Italia fuori moda da circa vent’ anni – e deprimenti pensioni che già in quegli anni da noi non si vedevano più nemmeno nei luoghi di villeggiatura più sperduti. Anzi, le uniche costruzioni vagamente similari, tuttora esistenti, sono i ruderi delle ex-colonie risalenti al ventennio costruite sulla Riviera Romagnola tra Rimini e Riccione. La ragione della mia lunga premessa è che, già allora, in questa rappresentazione, qualcosa mi aveva colpita: il tipo di divertimento che questi tragici alloggi offrivano ai loro clienti era il pingpong, o meglio, l’ allegro pingpong, come veniva definito. L’ allegro pingpong consisteva in un tavolo sgangherato, che certamente aveva conosciuto tempi migliori, posto nel retro di una specie di edificio smilitarizzato, dove i Gemelli Ruggeri si esibivano, racchette alla mano, vestiti alla russa con tanto di colbacco, in una serie di palleggi disperatamente piatti. La rievocazione di questa immagine fa sorridere, ma purtroppo e parlo per esperienza personale, è la dimensione che ha la maggior parte delle persone del nostro amato sport. E lo dico a ragion veduta. Nel corso degli anni mi è capitato spesso, conversando durante cene, oppure a delle feste, di parlare di questa mia passione: i commenti che giungono sono sempre gli stessi. A sentire i racconti, tutti sono stati campioni di pingpong e cominciano a snocciolare vittorie di tornei al mare o al massimo negli oratori, che nella loro fervida immaginazione li avrebbero consacrati alla storia di questo sport. Ho incontrato una signora che si vantava di aver vinto un torneo in un villaggio turistico alle Maldive per la sua straordinaria capacità di servire tagliato, oppure, ancora più incredibile, un ragazzo è arrivato a chiedermi dove poteva informarsi sulle varie procedure, dato che i suoi amici avevano bisogno di uno sport così ( sic! ) per andare nientemeno che alle Olimpiadi! Senza contare che poi io sono di Riccione e spesso ho avuto modo di ammirare al mare i sedicenti campioni: si esibivano sui tavoli di cemento messi a disposizione da ogni bagnino e, impugnando le racchette a mò di clava, sparavano ai quattro venti dei tiri incontrollati, producendo rumori che, fino ad allora, avevo sentito emettere solo dalle accette dei taglialegna.

Tutto questo può sembrare divertente, anche se, a pensarci bene, mette anche un po’ di tristezza. E’ desolante che non ci si renda conto della differenza tra pingpong e tennistavolo. Il tennistavolo, evoluzione seria e dignitosa del pingpong, è un’ attività che, anche quando non impegna a livelli superlativi e rimane confinata alle serie minori, richiede comunque un notevole impegno. Allenamenti serali, cestini su cestini di topspin, servizi, schiacciate, ecc. sono il pane quotidiano anche degli sportivi amatori. Senza contare il contorno di stretching e riscaldamento. Posso  accettare che la gente ignori questi aspetti sconosciuti: alla notizia che prendevo lezioni di tennistavolo, una mia amica commentò: “ Non pensavo che richiedesse addirittura delle lezioni…..”, quello che non riesco a capire è perché in tanti si ostinino a giudicare una cosa della quale obiettivamente non sanno nulla. E’ vero che può essere difficile da comprendere per chi guarda, a causa dei vari effetti utilizzati, ma ciò non toglie che un po’ di attenzione in più contribuirebbe a cambiare radicalmente un elevato numero di opinioni. E’ poi innegabile che abbia dei lati divertenti o folkloristici, ma ci sono forse sport che non li hanno? Se penso a quello che fanno i calciatori dopo aver segnato un gol, i vari urlatori mi sembrano il coro di voci bianche della parrocchia.

Da parte mia, credo di aver trovato lo sport più bello del mondo, non solo per le soddisfazioni agonistiche che mi ha dato nel mio piccolo, ma anche perché mi ha consentito di incontrare tanti nuovi amici che la pensano come me.

Non me ne voglia chi vuole continuare a considerarlo come un gioco: è giusto che rimanga tale nella sua dimensione vacanziera, ma per favore separiamo le due cose. Si tratta di attività diverse: per chi ne coglie l’ essenza esistono i campionati, i tornei e le classifiche, per gli altri….beh, non arriveranno ai Mondiali, ma le mitiche pensioni di Croda accettano ancora prenotazioni!                                                                                                                              Billy