Di Ilaria "Billy" Pullè - Melucci

 

Serie D: il vero mistero del pingpong italiano

 

Quest’estate, durante un’ intervista col simpaticissimo Massimiliano Mondello, mentre si chiacchierava dei suoi recenti successi, mi sono improvvisamente ricordata della sua amicizia con il mio giocatore preferito, Umberto Giardina, il quale, in occasione della sua presenza a Senigallia per uno stage dalla nazionale, è stato così gentile da regalarmi la sua maglia ( che la sottoscritta usa per pavoneggiarsi a tutti i tornei! ). Approfittando della situazione, ho pensato bene di mostrargli una foto che mi ritrae assieme al campione siciliano. Il caso ha voluto che accanto alla suddetta immagine, ce ne fosse una che mi è stata scattata ad un torneo, al che Massimiliano, un po’ stupito, ha commentato: “ Ah, perché, giochi anche tu? Strano, ai tornei non ti ho mai vista!”. Inutile rimarcare che, semmai, sarebbe stato strano il contrario, visto che non mi è mai capitato e dubito possa succedere in seguito, di frequentare gli assoluti. Un commento simile aveva visto come protagonista l’ amico Alex Tulli, già autore di “Gladiatori a Wang Zou”: in quella occasione l’autore del commento era stato il mitico Yango.

Questi qui pro quo mi hanno così offerto lo spunto per una singolare riflessione: conoscono i campioni la realtà delle serie minori, ad esempio quella della serie D? Mi soffermo in particolare su questa, perché so che vi milita un gran numero di pongisti , ma anche perchè è caratterizzata da una serie di componenti tragicomiche che la rendono adatta a questo tipo di attenzione. Durante il mio abituale percorso nei meandri di questo meraviglioso sport, ho estrapolato alcuni elementi che possono aiutare a capire meglio l’argomento in questione.

 

1)      La palestra gelata: è l’ambiente naturale delle serie minori, salvo alcune rare eccezioni. Ammesso che di palestra si tratti – ho visto disputare incontri di serie D anche all’interno di bar, con tanto di tavolo incastrato tra il biliardo e i tavolini dei giocatori di carte, in mezzo a cortine perenni di fumo- il più delle volte questa si presenta con una temperatura inferiore alle condizioni non solo di normale tollerabilità, ma della stessa abitabilità. Sono stata in posti nei quali il termometro indicava la condizione ottimale per degli studi speleologici e in altri nei quali si capiva di non essere in una grotta solo per mancanza delle tipiche stalattiti. In questi luoghi si fa spesso affidamento sulla non necessità di qualcosa tanto facoltativo come il riscaldamento, visto che si tratta di uno sport che prevede una certa quantità di movimento. Questo può anche essere vero per i giocatori, ma vi assicuro che agli spettatori non fa piacere assistere a tre quarti dell’incontro in stato di semi-ibernazione. Altrettanto fastidioso è il cosiddetto riscaldamento improvviso, il quale è costituito da un’enorme ventola che senza alcun tipo di preavviso soffia furiose ventate di aria calda sui malcapitati duellanti, provocando sparizioni improvvise della pallina al momento del servizio.

 

2)      L’abbigliamento: può diventare un corollario della situazione precedente. Il freddo intenso suggerisce ai giocatori dei tragici espedienti per recuperare energia termica. Ecco che allora compaiono tute tipo Bibendum o anche blue-jeans, non essendoci arbitro a controllare la regolarità della divisa. I più audaci riescono addirittura a sfoggiare sgargianti copricapi peruviani con tanto di paraorecchie in lana. Inoltre, indipendentemente dalla temperatura, mentre nelle serie maggiori, le squadre si presentano con le regolari divise d’ordinanza, questa non è abitudine frequente in serie D, anzi, spesso il colore delle maglie, che da regolare referto viene indicato come quello della squadra, è in realtà solo prevalente. Faccio un esempio: se sul referto c’è scritto che il colore delle maglie è blu, è bene sapere che i giocatori sfoggeranno tutta la gamma di blu disponibile in natura, dal celeste al pervinca, fino ad arrivare al cobalto o al fantozziano blu tenebra. E poi è solo l’inizio: quando si rende necessario il cambio della maglia, si scatena l’eccesso più sfrenato tale da inorgoglire Jean Paul Gaultier, ma ubriacante per il resto dei comuni mortali.

 

3)      Le squadre dimezzate. Come nelle migliori tradizioni di sfide scapoli-ammogliati e soprattutto nel più totale segreto, le defezioni dell’ultimo minuto si sprecano. I motivi addotti più frequentemente sono dolori muscolari e articolari, i quali spesso mascherano proibizioni di mogli, madri e medici curanti. Può capitare che invece dei tre minimi elementi previsti, se ne presentino solamente due costringendo a partite “col morto” come se si trattasse di una partita a bridge. Ad onor del vero, però, bisogna anche dire che alcuni stoici, incuranti del fatto che le sfide siano previste anche la domenica mattina, si presentino in loco dopo una notte di bagordi. Non solo lasciano a desiderare i risultati, ma ho visto personalmente un giocatore addormentarsi al segnapunti tra gli sghignazzi dei presenti.

 

4)      I soppalchi: in caso di compresenza con partite di serie superiori, alla serie D, viene riservata una parte della palestra, che può essere anche il soppalco. Ora, questo tipo di struttura non è generalmente pensata per ospitare degli incontri di tennistavolo. Caratterizzati da pavimento grigio-bianco abbagliante e con illuminazione approssimativa costituiscono lo spauracchio di molti giocatori non abituati a cimentarsi in certe condizioni ambientali critiche. Al soppalco può essere abbinata anche la scala a chiocciola, indubbiamente interessante dal punto di vista estetico, ma molto poco pratica per il recupero delle palline che finiscono continuamente al piano di sotto e costringono gli atleti a sforzi fuori programma.

 

5)      Gli spuntini fuori orario: ebbene sì! C’è anche chi ha il coraggio di mangiare duranti gli incontri, o meglio, di cominciare a rifocillarsi poco prima dell’ inizio della partita in modo da presentarsi al sorteggio con tanto di boccone in bocca. Personalmente mi è capitato durante un torneo regionale, nel quale il mio avversario masticava indisturbato durante lo svolgimento del set. Non è semplice coordinare le due attività, quindi onore a questi virtuosi che riescono a farne quasi un’arte.

 

La serie D è tutto questo e  altro che forse sarebbe troppo lungo elencare, però bisogna ammettere che è anche questo il suo fascino. Soprattutto per chi si avvicina per la prima volta ad un campionato agonistico, vincere una partita  in condizioni ambientali approssimative, può essere fonte di notevole soddisfazione. E poi, diciamo la verità, a volte superare delle condizioni avverse può costituire uno stimolo in più. Difficilmente i grandi campioni di adesso ripenseranno spesso ai loro inizi, però anche loro avranno incominciato così e in questo ciclo continuo anche noi usciremo un giorno,  se non proprio a veder le stelle quanto meno a curiosare ai piani più alti.